ABANO. «Sono stati minuti di terrore, sembrava venisse giù il monastero. Dal chiostro vedevamo alberi cadere, tegole volare via come fossero pezzi di carta. L’acqua è entrata nel bar e in alcune celle delle consorelle. Le monache più anziane non ricordano un inferno del genere».
Suor Maria Grazia Paggiaro, la nuova madre abbadessa del monastero benedettino di clausura di San Daniele, a quattro giorni dalla tromba d’aria ha ancora negli occhi i momenti di grande spavento vissuti. I danni nel complesso monastico che risale al 1071 e al parco che lo circonda sono ingentissimi. Si parla di centinaia di migliaia di euro. La furia del vento ha sradicato lungo il viale che sale al convento alcuni cipressi secolari e raso al suolo i lampioni in ghisa. Rovinati dalla pioggia e dal fango gli intagli ovali in pietra avesana e lo stemma della famiglia Bonomi sulla facciata della chiesetta appena restaurata. La copertura in cotto del complesso è tutta da sistemare. «Per quanto riguarda la facciata della chiesa - afferma l’architetto che ha seguito i lavori - bisogna intervenire in fretta per evitare che la parete resti macchiata». L’opera dei vigili del fuoco, di alcune ditte specializzate e dei volontari è andata avanti in tutto il weekend. Ci sono volute giornate di lavoro anche per liberare la strada che collega il convento con la provinciale Abano-Torreglia. «Se siamo salve è grazie al buon Dio - aggiunge suor Maria Grazia - Per la rimozione degli alberi caduti hanno lavorato ininterrottamente fino a domenica notte i vigili del fuoco ai quali vanno i nostri più sinceri ringraziamenti. Per ritornare alla normalità ci vorrà del tempo. Importante che nessuna di noi si sia ferita, i danni si possono riparare». |